VEGLIATE E PREGATE a cura di Giulia Cornacchione

Scritto il 11/03/2026
da cppn


Secondo venerdì di Quaresima_ Vegliate e pregate

Vegliate e pregate. Gesù si ritira nell'orto degli Ulivi con alcuni dei suoi per chiedere aiuto a Dio Padre per ciò che sa gli e' chiesto di affrontare: la morte in Croce. L'opera che vi propongo è intitolata "Cristo confortato dall'angelo", di Paul Troger. Mostra il momento finale della preghiera di Gesù. Vi chiedo quindi di fare un passo indietro e ad occhi chiusi, fissare lo sguardo su Gesù che, implorante, chiede: "Se è possibile passi da me questo calice". Buio, solitudine, resistenza. Il buio della notte, il buio del peccato e del tradimento. La solitudine di Gesù che si sente abbandonato dai suoi che non riescono a pregare un'ora soltanto con lui e fuggono, lo rinnegano; si sente abbandonato persino dal Padre. Poi c'è la resistenza che vorrebbe opporre alla passione che dovrà attraversare. Buio, solitudine, resistenza nell'opera di Troger lasciano spazio a luce, presenza e abbandono. Una luce viene dall'alto, dal cielo e illumina delicatamente Gesù e il braccio di un angelo che lo conforta. Questa luce che illumina le tenebre si fa presenza così la preghiera di Gesù continua: "Se possibile passi da me questo calice ma non come voglio io, come vuoi tu". Gesù non è perduto, non è smarrito, non è sfiduciato...è spaventato, perché gli e' chiesto qualcosa di grande: la prova estrema d'amore che porta a compimento la sua venuta nel mondo. Chi non sa cosa cerca non trova nulla. Gesù sa cosa chiedere sa cosa cerca e trova conforto in Dio. Quello che in un primo momento sembra un volersi sottrarre al suo destino, si svela come abbandono totale alla volontà del padre: la vita non è sua, ma nelle mani di Dio. La raffigurazione del suo corpo gli suggerisce questo lasciarsi andare; emergono la paura, forse un pianto appena interrotto, la debolezza e l'umanità di Gesù che permettono di trovare anche le nostre fragilità e il dolore che alle volte proviamo di fronte alle sfide della vita. Oltre al suo aspetto umano, rivela la sua divinità affidandosi totalmente. Gesù è inginocchiato a terra, è in contatto con il mondo in cui è venuto, dove non tutti l'hanno accolto, in cui verrà sepolto per tornare al Padre, in cielo e innalzare la bassezza, la pochezza dell'uomo che ha proprio bisogno di essere salvato! Il calice che si intravede è segno del sacrificio che sta per compiersi, quello presente sulla tavola dell'ultima cena bevuto con gli apostoli, quello presente nella sua preghiera appena pronunciata. Gli occhi di Gesù che non vedono nessuno, penso si chiudano per poter guardare ancor più in profondità e ritrovare Dio sempre presente, che non lo lascia solo. Teneramente la testa di Gesù si piega verso l'angelo che lo sta abbracciando. Questa posa mi ha fatto notare una similitudine con quella che Giovanni, il discepolo amato, ha nei confronti di Gesù in varie rappresentazioni dell'ultima cena: Giovanni appoggia la testa al cuore di Gesù in segno del suo amore per lui che si fa compagnia vera. Ho pensato poi che appoggiare la testa al petto e ciò che spesso fanno i bambini in braccio alle loro mamme, così si sentono al sicuro e credono che non possa succedere niente di male, custoditi e protetti. Questa posa che l'artista sceglie per Gesù, a mio parere, è un richiamo alla maternità, all'amore vero e assoluto e all'amicizia che si fa presenza attenta e costante persino nei momenti più bui della vita, quando esserci diventa un compito di difficile responsabilità e fatica. Ciò che era stato annunciato sta per compiersi, il sangue verrà versato per l'uomo così tanto amato da Dio da dare la vita del suo figlio. Gesù rimarrà solo sulla croce perché in tanti scapperanno via, spaventati e pieni di senso di colpa ma con lui, fino alla fine, resteranno proprio Giovanni, il suo amico e Maria, sua madre; la prova che l'amore non lascia mai soli e' il conforto che Gesù trova durante la sua preghiera nell'orto degli Ulivi. Abbandoniamoci all'amore di Dio che si fa presenza in mezzo a noi.