Terzo venerdì di Quaresima.. Gesù viene arrestato, processato, condannato: "Sia Crocifisso!"
Inizia la sua salita al Calvario caricato della Croce; il peso è insopportabile, disumano per il suo corpo e il suo cuore feriti.
Gesù cade, una, due, tre volte.
Un certo Simone di Cirene viene chiamato dai soldati a portare la croce con lui.
Koder offre un ingrandimento sui due personaggi Gesù e Simone: l'uno accanto all' altro portano la croce.
Si vedono i volti, i busti, le mani, il braccio orizzontale della Croce.
L'artista veste i personaggi di blu e rosso, due colori che nell’iconografia hanno un valore simbolico: il rosso è il colore della passione, lo indossa Gesù che la sta attraversando ma anche il colore della terra, nel linguaggio pittorico, e quindi richiamo alla natura umana di Dio che emerge con la sua fragilità e la sua forza e al motivo della sua venuta del mondo che sta per compiersi. Simone è vestito di azzurro riferimento al cielo, a Dio ma Simone non è santo, è un uomo qualunque, uno
scelto per caso dai soldati perché si trovava lì, insieme ad altri, sulla strada verso il Golgota. Mi sono chiesta perché allora la scelta dell'azzurro; l'ho interpretato come un aiuto che Dio manda dal cielo al figlio. Il Dio silenzioso che sembra non rispondere alle invocazioni imploranti del figlio, manda Simone ad aiutarlo, un segno della sua presenza da riconoscere e interpretare e ricorda che il Padre non abbandona. Così le mani di Simone sono grandi, forti, più grandi e più forti di quelle di Gesù, invece magre e livide di uno che è sofferente.
Dio è in Simone ed accanto al figlio per infondergli forza.
I volti di Gesù e Simone sono praticamente uguali, cambia il colore dell'incarnato. Sono uguali nelle fattezze fisiche, uguali nelle espressioni. Lo sguardo è fisso sulla strada in salita che fa fare fatica, la bocca è aperta per il respiro che si fa affannoso.
Gesù si confonde tra gli uomini, è uno come noi. Koder ci ricorda questo nel dare a Gesù le stesse sembianze di Simone.
Siamo di fronte un Dio che si fa uomo e un uomo che si fa prossimo a Dio.
Così sono vicini, stretti in un abbraccio che li sostiene vicendevolmente.
L'espressione a bocca aperta di Simone forse racchiude la domanda "perché io, perché io sono stato scelto per portare la croce con Gesù?". La domanda di Simone è la domanda di tutti noi: "perché a me?" quando siamo caricati di Croci troppo pesanti da portare; eppure siamo chiamati come Simone e non abbiamo scelta.
Se guardiamo quest'opera come un Simone in cui c'è Dio padre (perché è lui che aiuta Gesù) e un Gesù che incarna l'uomo, siamo davanti al mistero della Misericordia.
Dio non può sempre liberarci, togliere le nostre croci; può portarle con noi e renderle un pò più leggere? un pò più sopportabili e alla fine della nostra salita al Golgota forse capiremo il perché siamo stati caricati di esse.
"Il Signore non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne una più grande"
Gesù cade e si rialza grazie anche all' aiuto di Simone, inviato dal Padre. E' un segno potente che ci scuote e ricorda che siamo capaci di affrontare le nostre fatiche, che possiamo farcela a continuare a camminare dopo le nostre cadute perché c'è sempre qualcuno, quell'incontro provvidenziale con cui proseguire.
Con speranza e fede possiamo pregare le parole del salmo:
"E io cerco il tuo volto, quando ti vedrò?"