Dopo aver lavorato come Consiglio Pastorale sugli strumenti per un cammino sinodale (commissioni eassemblee parrocchiali) vogliamo dare seguito a quanto discusso nelle Assemblee Parrocchiali e nel Consiglio Pastorale scorso approfondendo il tema della formazione/catechesi che a sua volta si porta dietro la questione del custodire e generare alla fede.
Introduzione
Per agevolare la discussione don Davide presenta una mappatura delle proposte formative/catechesi già presenti nella nostra Comunità Pastorale:
- Iniziative di preghiera come la proposta dei ritiri spirituali di avvento Quaresima e Pentecoste. La proposta della celebrazione della croce nei venerdì di Quaresima, le celebrazioni penitenziali.
- Ci sono poi le proposte di quelli che chiamiamo incontri culturali proposti dalla commissione del pensiero in estate e da quest’anno anche nel periodo invernale.
- Gli incontri che si fanno con i diversi gruppi famigliari.
- Gli incontri con i genitori dell’iniziazione cristiana o delle domeniche insieme e tutti percorsi formativi offerti dalla pastorale giovanile.
- A fronte di questa offerta le assemblee parrocchiali ci hanno ulteriormente sollecitato su questo tema della catechesi a cui abbiamo voluto rispondere (ne abbiamo parlato la scorsa volta) attraverso la proposta della condivisone nella/della fede sul Vangelo in prossimità dei tempi forti (è stato fatto un primo incontro a dicembre)
La domanda che ci poniamo oggi è: di quale formazione abbiamo bisogno tenendo conto del cambiamento di chiesa e di epoca che stiamo vivendo? Su cosa puntare come proposta formativa in questo nostro tempo?
Riflessioni emerse dai vari interventi (anche a partire dall’ascolto dei video di don Giuliano Zanchi):
- Sete di catechesi: Abbiamo iniziato con i Gruppi di condivisione nella fede che sono stati apprezzati, proseguiamo offrendo una continuità che è una risposta alle richieste dell’Assemblea.
Per quanto riguarda la modalità, emergono dai diversi interventi due tipi di catechesi: una di natura più “cattedratica” (Catechesi biblico-teologica?) una parola profetica che interpreti le scritture per aiutarci a interpretare il mondo; un’altra in cui gruppi di persone condividono la fede, si confrontano sulla Parola e sulla vita, sostenendosi a vicenda nel cammino di fede. Queste due tipologie non si escludono a vicenda, ma possiamo prevedere percorsi in cui si alternano integrandosi.
- Vale la pena fare una distinzione tra “catechesi” e “formazione”: oggi abbiamo un’offerta che senz’altro risponde a bisogni di formazione culturale, forse ciò che manca è una formazione ai laici su come trasmettere la fede.
- Don Zanchi ci ricorda l’importanza di stare vicino alle persone, in modo più incarnato, senza giudicare: la catechesi va fatta stando in mezzo alle persone. Forse prima di iniziare nuove attività potrebbe valere la pena di capire come intercettare le altre persone che non partecipano. Interessante per molti la lettura di don Zanchi sui discepoli di Emmaus: i discepoli spaventati escono da Gerusalemme, provano come un risentimento per quello che è successo e parlano tra loro, si chiudono al mondo esterno, non lo capiscono e non lo approvano. Gesù è “lostraniero” che si allontana da Gerusalemme per stare in mezzo a loro, per rompere il mormorio e la lamentela e riportarli all’interpretazione corretta delle Scritture, portando loro una testimonianza. Zanchi ci invita a radicarci nel Vangelo e insieme farci interrogare dalla realtà checi circonda, “ascoltare lo straniero” senza giudicare e criticare.
- Veniamo da una storia di trasmissione della fede “istituzionale” attraverso la partecipazione alla Messa che è sempre stato un rito di socializzazione di tutti. Ma sappiamo bene che ciò che davvero nella storia di ognuno di noi ha trasmesso la fede è stata la relazione con l’altro.
- Forse ci sta anche che in questo momento non sappiamo cosa/come fare: può valere la pena accettare questa situazione con pazienza e lavorarci su insieme.
- Radicati e Pellegrini: quale “stile” di comunità vogliamo trasmettere? Come scritto nell’editoriale da don Davide possiamo individuare nella nostra Comunità la presenza di due tipi di persone: i “radicati” (forse 300?) che sono quelli stabili, presenti con costanza e fedeltà che magari sono attivi nei diversi servizi della pastorale; i “pellegrini” coloro che passano, partecipano a qualche iniziativa (catechismo, preparazione al matrimonio, funerali….). Nel momento in cui noi “radicati” veniamo in contatto con i “pellegrini” quale “stile” vogliamo testimoniare? Forse una catechesi/formazione potrebbe aiutarci a capire, nel confronto con la Parola e tra di noi, come possiamo diventare un Noi che ha uno stile che “fa la differenza” (come dice don Zanchi) nell’entrare in contatto coi i “pellegrini” senza giudicarli.
- La Commissione Pensiero con gli incontri culturali sta facendo un’interessante proposta di lettura della realtà attraverso il punto di vista cristiano. Qui riveliamo lo stile di chi non si accontenta, ma vuole capire cosa succede intorno a sé. Non siamo ancora riusciti a trovare il modo di trasformare questa ricchezza in una occasione di confronto e crescita all’interno della Comunità: sarebbe utile riprendere i temi trattati, discuterli, capire come possiamo metterli in pratica come Comunità. ( es. incontro con Gemma Calabresi: gruppo Giovani che nell’incontro successivo si è confrontato sulla testimonianza)
- Adorazione Eucaristica: è una grande ricchezza che abbiamo! È un momento prezioso di silenzio, immobilità, ascolto in una vita quotidiana in cui si corre continuamente. Possiamo far crescere questa opportunità e far nascere esperienze bellissime!
- Ascolto dello straniero: per la nostra comunità significa anche tenere conto nelle iniziative di formazione/catechesi, ma anche semplicemente nella omelia della domenica che ci sono molte famiglie di stranieri che potrebbero non comprendere un italiano un po’ sofisticato. Ci interroghiamo anche sul fatto che gli stessi organi della Comunità (Cons. Past., Diaconia, commissioni …) sono composte quasi unicamente da persone di origine italiana.
- “Cosa farebbe Gesù”: in diversi hanno apprezzato il suggerimento di don Zanchi: chiedersi molto semplicemente cosa farebbe Gesù quando ci troviamo di fronte a situazioni difficili. Un modo per radicarsi sempre di più nel Vangelo, per “dare alla vita la forma del Vangelo”. In questa logica la catechesi è indispensabile poi per “stare nel mondo” conoscendo autenticamente Gesù.
Sintesi finale di don Davide:
Prima di seminare bisogna muovere la terra, bisogno far circolare il pensiero: è quello che abbiamo fatto oggi. Grazie!
Questa è una comunità che:
- Dà l’opportunità di un tempo di silenzio
- Ha sete di parole che stimolano che aprono il confronto con il Vangelo (lasciarsi interrogare)
- Offre sostegno alle persone attraverso la condivisione della fede
- Consente alle persone di rileggere il mondo attuale alla luce del Vangelo
Questa è LA VITA SECONDO LO SPIRITO che si manifesta in uno stile.
Che significato vogliamo dare all’incontro con i “pellegrini”?
- A volte desideriamo che si radichino
- A volte abbiamo uno sguardo giudicante
Potremmo fare come Gesù, allontanarci/uscire per stare con loro, vicini, capire, ascoltare.