Perché non riusciamo a smettere di occuparcene?
Voyeurismo, curiosità morbosa, fascino del crimine. Il gusto di contemplare il male nelle vite degli altri (per poterlo esorcizzare nella propria?) è da sempre una dimensione profonda dell’essere umano. Oggi, in tempi di social, sembra esplodere. L’attenzione si concentra sulle vite private, sulle macchie di sangue in villette e cantine. Il dolore delle vittime sembra irrilevante; anzi, viene rinnovato ogni giorno dal «rovistare mediatico».
Da sempre il sangue, insieme al sesso e ai soldi, agita la curiosità della “gente”, i consumatori di informazione e intrattenimento. Ma oggi sembra esserci qualcosa in più: un populismo digitale che ci ricorda la ghigliottina. La gogna dilaga. Davvero tutto questo non ci riguarda? Leggete la riflessione di Antonio Polito: https://www.corriere.it/cronache/26_maggio_11/ossessione-true-crime-populismo-1b2aa6a8-d8e9-4980-9ee6-9f75dea57xlk.shtml