Primo venerdì di Quaresima_ Ultima Cena
Siamo entrati in chiesa osservando la fotografia del luogo in Terra Santa dove Gesù e i suoi hanno condiviso l' Ultima cena.
Il dipinto che osserviamo è una delle riproduzioni di quel luogo che gli artisti hanno arricchito di simbologia e delle emozioni dei discepoli riuniti intorno alla mensa.
L'opera che vi propongo è dell'artista spagnolo Juan de Juanes, eseguita nel Cinquecento con
evidente influenza della più famosa Ultima Cena leonardesca.
È simile ad essa per la disposizione degli apostoli (quasi tutti da una sola parte del tavolo), per la finestra sullo sfondo e il dinamismo dei personaggi.
La tavola è ricoperta da una tovaglia bianca, su di essa notiamo il pane spezzato, segno della
condivisione della cena, c'è la brocca con il vino, il calice, un coltello spesso associato a Pietro
come colui che taglierà l'orecchio del soldato in difesa di Gesù.
Per terra, in primo piano, ci sono un catino e l'anfora che annunciano il gesto della lavanda dei piedi che seguirà poco dopo.
Oltre a questi ultimi dettagli, la differenza più netta che si può notare è nella scelta del momento della cena: Gesù sta spezzando il pane, solleva un’ostia e appoggia una mano sul cuore; è chiaro che sta comunicando il suo sacrificio: "Questo è il mio corpo offerto per voi". Gli occhi dei discepoli
sono tutti rivolti verso il pane, i volti sono sorpresi, molte mani giunte in segno di preghiera, il discepolo in primo piano a sinistra si inginocchia. Alcuni parlano tra loro, stupiti da ciò che Gesù sta dicendo. Forse non tutti hanno capito cosa realmente succederà. Che cosa significa offrire il corpo, di quale sacrificio sta parlando Gesù?
Penso che l'artista sia stato abile nel rappresentare la domanda e anche la fede degli apostoli: essi pregano insieme a Gesù nonostante il loro non capire, anzi promettono: "qualunque cosa succederà saremo con Te, non ti abbandoneremo" Anche se in molti poi la paura prevarrà, si sentono uniti, accomunati del desiderio di essere con Gesù.
Anche Giuda è lì tra i dodici, distinto dagli altri perché è l'unico a non avere l'aureola, l' unico a
sedere dall' altra parte del tavolo, l' unico che sembra volersi alzare e abbandonare di corsa quel luogo perché lui ha capito, sa cosa succederà e ha paura; infatti stringe in mano la borsa con le 30 monete che gli sono state date in cambio della consegna di Gesù.
Sappiamo tutti come andrà: Giuda non cambierà idea, tradirà il suo maestro ma mi piace notare che non volta la testa da un' altra parte. C'è qualcosa di estremamente potente nel gesto di Gesù che lo attrae contro la sua volontà, contro la decisione che in cuor suo è già stata presa e Gesù intercetta il suo sguardo, rivolge gli occhi all'uomo che nel momento del suo arresto chiamerà amico.
In molte rappresentazioni precedenti a quella di Leonardo, Giuda era messo dall'altra parte del tavolo così che egli fosse facilmente riconoscibile come il traditore, additabile come colui che non è riuscito a resistere al male, che non merita di sedere a tavola con gli altri discepoli e con Gesù. In questo caso tanti elementi portano a riconoscere Giuda ma è bello pensare che quel posto dall' altra parte del tavolo sia stato proprio scelto per lui, non solo Giuda traditore ma Giuda che può essere salvato.
Gesù spezza il pane e annuncia che darà la sua vita per tutti… anche per Giuda. Nella
consapevolezza di quello che succederà, immagino che in Giuda ci sia una domanda di perdono così devastante da tormentarlo fino al gesto estremo di togliersi la vita.
E' questo che lui non riesce a capire: la salvezza è per tutti, anche per quelli che noi uomini additiamo come immeritevoli: agli occhi di Dio sono perdonati, sono amici.
Così Gesù gli dà l'occasione di sedere davanti a Lui, di poter incrociare il Suo sguardo
misericordioso che ha compassione anche di un peccatore che lo venderà al nemico.
Accanto a Giuda e all'apostolo inginocchiato ci sono dei posti liberi: possiamo pensare che siano per noi, chiamati tutti a partecipare alla Sua mensa. Accogliamo l'invito ogni volta che da soli o in comunità partecipiamo alla Celebrazione dell' Eucarestia.
Siamo chiamati e salvati: è una promessa per tutti, nessuno escluso.
ULTIMA CENA a cura di Giulia Cornacchione
Scritto il 11/03/2026
da cppn

