2024-10-07 Introduzione CPCP


Dal Libro di Giosuè 24,1-24
[1] Giosuè radunò tutte le tribù d'Israele in Sichem e convocò gli anziani d'Israele, i
capi, i giudici e gli scribi del popolo, che si presentarono davanti a Dio.
[2] Giosuè disse a tutto il popolo: "Dice il Signore, Dio d'Israele: I vostri padri,
come Terach padre di Abramo e padre di Nacor, abitarono dai tempi antichi oltre il
fiume e servirono altri dei. [3] Io presi il padre vostro Abramo da oltre il fiume e gli
feci percorrere tutto il paese di Cànaan; moltiplicai la sua discendenza e gli diedi
Isacco.
[4] Ad Isacco diedi Giacobbe ed Esaù e assegnai ad Esaù il possesso delle montagne di
Seir; Giacobbe e i suoi figli scesero in Egitto. [5] Poi mandai Mosè e Aronne e colpii
l'Egitto con i prodigi che feci in mezzo ad esso; dopo vi feci uscire. [6] Feci dunque
uscire dall'Egitto i vostri padri e voi arrivaste al mare. Gli Egiziani inseguirono i vostri
padri con carri e cavalieri fino al Mare Rosso. [7] Quelli gridarono al Signore ed egli
pose fitte tenebre fra voi e gli Egiziani; poi spinsi sopra loro il mare, che li sommerse;
i vostri occhi videro ciò che io avevo fatto agli Egiziani. Dimoraste lungo tempo nel
deserto. [8] Io vi condussi poi nel paese degli Amorrèi, che abitavano oltre il
Giordano; essi combatterono contro di voi e io li misi in vostro potere; voi prendeste
possesso del loro paese e io li distrussi dinanzi a voi. [9] Poi sorse Balak, figlio di
Zippor, re di Moab, per muover guerra a Israele; mandò a chiamare Balaam, figlio di
Beor, perché vi maledicesse; [10] ma io non volli ascoltare Balaam; egli dovette
benedirvi e vi liberai dalle mani di Balak. [11] Passaste il Giordano e arrivaste a Gerico.
Gli abitanti di Gerico, gli Amorrèi, i Perizziti, i Cananei, gli Hittiti, i Gergesei, gli Evei e
i Gebusei combatterono contro di voi e io li misi in vostro potere. [12] Mandai avanti a
voi i calabroni, che li scacciarono dinanzi a voi, com'era avvenuto dei due re amorrèi:
ma ciò non avvenne per la vostra spada, né per il vostro arco. [13] Vi diedi una terra,
che voi non avevate lavorata, e abitate in città, che voi non avete costruite, e
mangiate i frutti delle vigne e degli oliveti, che non avete piantati.

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[14] Temete dunque il Signore e servitelo con integrità e fedeltà; eliminate gli dei che i
vostri padri servirono oltre il fiume e in Egitto e servite il Signore.
[15] Se vi dispiace di servire il Signore, scegliete oggi chi volete servire: se gli dei che i
vostri padri servirono oltre il fiume oppure gli dei degli Amorrèi, nel paese dei quali
abitate. Quanto a me e alla mia casa, vogliamo servire il Signore".
[16] Allora il popolo rispose e disse: "Lungi da noi l'abbandonare il Signore per servire
altri dei! [17] Poiché il Signore nostro Dio ha fatto uscire noi e i padri nostri dal paese
d'Egitto, dalla condizione servile, ha compiuto quei grandi miracoli dinanzi agli occhi
nostri e ci ha protetti per tutto il viaggio che abbiamo fatto e in mezzo a tutti i popoli
fra i quali siamo passati. [18] Il Signore ha scacciato dinanzi a noi tutti questi popoli e
gli Amorrèi che abitavano il paese. Perciò anche noi vogliamo servire il Signore,
perché Egli è il nostro Dio".
[19] Giosuè disse al popolo: "Voi non potrete servire il Signore, perché è un Dio santo,
è un Dio geloso; Egli non perdonerà le vostre trasgressioni e i vostri peccati. [20] Se
abbandonerete il Signore e servirete dei stranieri, Egli vi si volterà contro e, dopo
avervi fatto tanto bene, vi farà del male e vi consumerà".
[21] Il popolo disse a Giosuè: "No! Noi serviremo il Signore".
[22] Allora Giosuè disse al popolo: "Voi siete testimoni contro voi stessi, che vi siete
scelto il Signore per servirlo!".
Risposero: "Siamo testimoni!".
[23] Giosuè disse: "Eliminate gli dei dello straniero, che sono in mezzo a voi, e
rivolgete il cuore verso il Signore, Dio d'Israele!".
[24] Il popolo rispose a Giosuè: "Noi serviremo il Signore nostro Dio e obbediremo alla
sua voce!".

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Lectio:
Dove si trova questo testo che abbiamo letto?
Siamo all’ultimo capitolo del libro di Giosuè.
Il libro di Giosuè è il primo libro dopo il Pentateuco.
Il libro dove si racconta la presa della terra da parte di Israele a scapito degli abitanti
di Gerico, degli Amorrèi, dei Perizziti, dei Cananei, degli Hittiti, dei Gergesei, degli
Evei e dei Gebusei.
Sono raccontate tutte le battaglie che Giosuè (a cui Mosè aveva passato il testimone
della guida del popolo) compie per conquistare la terra che Dio aveva promesso.
In effetti Giosuè non è annoverato tra gli operatori di pace.
Comunque il tema fondamentale di questo libro è la terra d’Israele, tanto è
vero che l’ultimo capitolo si conclude con questa assemblea fatta a Sichem.
Sichem la troviamo già al capitolo 12 di Genesi dove Dio appare ad Abramo e oltre la
discendenza gli promette la terra: [6] Abram attraversò il paese fino alla località di
Sichem, presso la Quercia di More. Nel paese si trovavano allora i Cananei. [7] Il
Signore apparve ad Abram e gli disse: "Alla tua discendenza io darò questo paese".
Israele dopo la conquistato della terra che Dio aveva promesso viene radunato da
Giosuè a Sichem in assemblea.
Meglio il testo dice raduna a Sichem tutte le tribù d’Israele e convoca gli anziani, i
capi, i giudici e gli scribi.
Radunare significa raccogliere, mettere insieme una grande massa.
Convocare significa gridare, chiamare per nome gridando.
Giosuè raduna tutti ma chiama alcuni in assemblea.
Il popolo dunque partecipa in seconda battuta mediante i suoi responsabili.
Perché chiama alcuni?
Chiama alcuni perché aiutino il popolo a prendere coscienza sempre più della loro
identità e in questo caso della gravità della situazione dovendo stare in mezzo a
popoli pagani e compie tutto questo chiedendo di rinnovare la fedeltà al Signore.
In questo senso Giosuè li porta a prendere coscienza della lora identità narrando la
loro storia dando voce a Dio.
La narra facendo emergere come protagonista Dio: La promessa, la libertà, la terra
sono doni di Dio. La narrazione di questa storia con Dio serve proprio per far
prendere coscienza della loro identità.

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La loro identità si fonda su un’azione di Dio che promette, dona la libertà e la terra.
Recuperata l’identità attraverso la narrazione della loro storia Giosuè chiede a loro
di eliminare altri dei e servire il Signore: Temete dunque il Signore e servitelo con
integrità e fedeltà; eliminate gli dei che i vostri padri servirono oltre il fiume e in
Egitto e servite il Signore.
Il popolo risponde e acconsente a rinnovare l’alleanza impegnandosi a servire il
Signore: Lungi da noi l'abbandonare il Signore per servire altri dei!
Poi ripetono la storia già narrata da Giosuè perché si riconoscono in quella storia.
Narrare la storia riconoscendo Dio come protagonista di quella storia è dire di aver
fatto esperienza di Dio, Dio non è un idea, Dio non è un concetto vuoto è dentro la
loro storia, è il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di Mosè, ha un volto è dentro
la storia di questi uomini.
Nonostante la risposta del popolo esprima la volontà di rinnovare l’alleanza e quindi
di eliminare altri dei per servire il Signore ecco che Giosuè li provoca richiamando la
gravità di questo impegno nel servire il Signore. [19] Giosuè disse al popolo: "Voi non
potrete servire il Signore, perché è un Dio santo, è un Dio geloso; Egli non perdonerà
le vostre trasgressioni e i vostri peccati. [20] Se abbandonerete il Signore e servirete dei
stranieri, Egli vi si volterà contro e, dopo avervi fatto tanto bene, vi farà del male e vi
consumerà".
Nonostante questa provocazione questa sollecitazione a ricordare che questo
impegno è un impegno serio che si stanno prendendo il popolo risponde convinto
nel dialogo finale con Giosuè: [21] Il popolo disse a Giosuè: "No! Noi serviremo il
Signore". […] [24] Il popolo rispose a Giosuè: "Noi serviremo il Signore nostro Dio e
obbediremo alla sua voce!".
Meditatio:
Veniamo a noi: come questa pagina può aiutarci ad interpretare la situazione di
chiesa che stiamo vivendo e il servizio del consiglio pastorale.
Intanto mi piace pensare alla comunità pastorale come al fatto che hanno radunato
non dodici tribù ma quattro tribù. Hanno raccolto messo insieme quattro tribù, (più
la tribù Ucraina).

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Da queste quattro tribù qualcuno è stato convocato qui questa sera, è stato
chiamato per nome dalle tribù stesse, dal Giosuè di turno che vi ha chiamati.
Siamo stati chiamati perché non si perda la nostra identità e per gestire questa
nuova situazione pastorale in questo nostro tempo.
Mi piace pensare che ogni tribù trovi in prima battuta la sua identità nella
propria storia, non a caso la prima assemblea parrocchiale che abbiamo fatto
abbiamo chiesto di narrare la storia della propria parrocchia.
Una storia fatta di esperienze vissute, di volti, di persone concrete: preti consacrate
e laici che si sono impegnati nella vita della singola tribù nella singola comunità.
Ogni comunità ha il suo Abramo il suo Giacobbe il suo Mosè.
Ma la storia di ogni tribù di ogni comunità che dice la propria identità ha radici ben
più profonde.
Si radica in una storia ancora più profonda che è la storia di Gesù di Nazareth.
E’ la vicenda storica di Gesù di Nazareth che ha generato la storia di ogni tribù di
ogni comunità.
Ora siamo chiamati a scrivere una nuova storia.
Come si può scrivere questa nuova storia?
Intanto dovrà radicarsi sulla storia di Gesù di Nazareth non sulla storia delle singole
tribù, la storia delle singole tribù potrà essere utile nel momento in cui ci fa guardare
alla storia di Gesù.
Mi chiedo se gli dei da eliminare che i nostri padri hanno servito oltre il fiume non
siano proprio le storie delle singole comunità?
Dove per eliminarli intendo dire guardare a queste storie con gratitudine.
La memoria grata per quanto vissuto lascia andare una storia liberando una gioia
che può accendere una visione sul futuro, su una nuova storia da scrivere.
Quando diciamo “peccato che non c’è più…..” e facciamo riferimento a una
situazione a una persona non stiamo guadando con gratitudine quella storia ma la
guardiamo con nostalgia col desidero che quanto ricordato possa ripresentarsi e
dunque quella memoria non accende una visione un sogno.
Diverso quando diciamo sono grato a quell’esperienza a quella persona perché mi
ha insegnato questa cosa e ciò che mi ha insegnato diventa la possibilità di
accendere una visione.

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Voglio dire che c’è un modo di fare memoria della storia che semplicemente
accentua una mancanza, un’assenza, un vuoto e non libera un sogno e dunque non
fa scrivere nessuna storia.
Invece la gratitudine per quello che è stato permette di non elevare a idolo la storia
passata e nello stesso tempo apre la possibilità di accendere un sogno.
Si può scrivere questa nuova storia lasciando che la storia di Gesù di Nazaret
accende un sogno una visione ma per fare questo dobbiamo eliminare gli dei che i
nostri padri hanno servito oltre il fiume ovvero guardare con gratitudine la storia
passata.
Mi pare di trovare questo invito ad avere una visione per scrivere una nuova
storia di chiesa nelle parole di papa Francesco in Evangelii Gaudium al n 27: Sogno
una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli
stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato
per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione. La riforma
delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo
senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie, che la pastorale
ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli agenti
pastorali in costante atteggiamento di “uscita” e favorisca così la risposta positiva di
tutti coloro ai quali Gesù offre la sua amicizia.
Come si può scrivere questa nuova storia?
Giosuè convoca l’assemblea anche perché il popolo penda coscienza della gravità
della loro situazione: quella di dove stare in mezzo ad altri popoli.
Per scrivere una nuova storia di chiesa dobbiamo avere coscienza del tempo che
stiamo vivendo, non possiamo sognare una chiesa partendo da un tempo che non
c’è più. Si tratta di prendere coscienza del punto di partenza. Se prima dicevo c’è
bisogno di una visione; questa visione deve nascere da una rilettura realistica della
situazione presente.
Vorrei che come consiglio pastorale ciascuno ridicesse dentro di se la volontà di
servire il Signore in questo compito di scrivere una nuova pagina della storia della
chiesa guardando con gratitudine a quello che è stato e radicati nella vicenda storia
di Gesù di Nazareth rischiare di avere una visione, un sogno che tenga presente la
situazione di storia che stiamo vivendo oggi.