La chiesa dei Santi Quattro Evangelisti ha una storia lunga settant’anni; la storia di un
edificio, di un luogo, ma soprattutto di una comunità.
Il 12 aprile del 1955 è posata la prima pietra da parte di monsignor Cesare Silva (nel
novembre del 1956 ci sarà poi la posa della prima pietra dell’asilo e dell’oratorio gestiti dalle Sacramentine). La costruzione è affidata all’impresa Borio-Mangiarotti. Già nei mesi precedenti il nuovo vescovo di Milano (dal gennaio 1955) Giovanni Battista Montini fa un sopralluogo nell’area della futura chiesa (inserita nel “Piano Montini” per la costruzione di nuove chiese) con Giovanni Muzio (1893-1982), architetto al quale è affidata la progettazione del complesso parrocchiale.
Affidare l’incarico a Muzio significava allora scegliere, molto probabilmente, l’architetto più importante di Milano, se non dell’intero Paese. Muzio appartiene al gruppo artistico Novecento, sodalizio che raccoglie molti tra i più importanti artisti del tempo (in pittura Sironi, Funi, Marussig, per citarne alcuni - tra gli architetti anche Giò Ponti). Al lavoro di Muzio si devono, tra l’altro, il palazzo della Triennale e l’Arengario, a Milano.
Il nome “Santi Quattro Evangelisti” fu un desiderio di Muzio Muzio costruisce la chiesa volutamente in obliquo rispetto l’asse stradale per creare così una piazza che possa essere il centro del villaggio, della comunità. Il senso della comunità, con la sua chiesa, è ben chiaro a Muzio: “La chiesa deve diventare il centro, il fulcro, la principale caratteristica del sobborgo e del rione, punto di riferimento e orientamento, quindi in posizione dominante, perfettamente disposta rispetto alla strada, alla piazza, al sole; deve distaccarsi nettamente dagli edifici civili, essere solida, più durevole delle case che hanno economicamente vita più breve, mentre la casa del Signore è eterna.”
L’edificio richiama il romanico lombardo, con mattoni a vista e piccole finestre. Sono
assenti curve e archi: la chiesa è squadrata. È comunque salvaguardato lo slancio
verticale (… verso il cielo …) dal protiro a cuspide e dalle due torri ottagonali ai lati.
Entrando, aula a tre navate, ci si trova subito in un ambiente semplice e gradevole, con pavimenti di marmo, caratterizzato dall’altare sopraelevato, tipico delle chiese ambrosiane post Controriforma. Il primo altare fu in legno, donato da don Angelo Recalcati di Villapizzone, amico di don Dante Basilico. Molte le cose belle e liturgicamente importanti. Le vetrate (installate nel 1974), le sculture murali rappresentanti la Via Crucis.
Il mosaico dell’abside è terminato nel 1982: pittore Trento Longaretti e posa dei mosaicisti della ditta Presson (in precedenza, altro mosaico del 1978 con S. Giovanni, Santa Rita e S. Teresa di Lisieux). Nel 1994 l’altare viene completato con i mosaici attuali (sempre ditta Presson e pittore Longaretti) che rappresentano: Annunciazione, Visitazione, fuga in Egitto, nozze di Cana, Pentecoste.
Una curiosità: Trento Longaretti apparteneva al Gruppo Corrente (che annoverava tra le sue fila, tra gli altri, Guttuso, Sassu, Vedova), proprio quel movimento artistico che nacque in contrapposizione al Gruppo Novecento di Muzio.
La statua della Vergine Prudente che va incontro al Signore con la fiamma ardente della Fede e dell’Amore è collocata sull’altare nel 1991 (riprodotta dallo scultore Brioschi, fusione della Fonderia Battaglia.)
L’altare in marmo policromo è inaugurato nel 1957. Naturalmente sono molti gli interventi che si susseguono negli anni (modifica delle balaustre, nuovo ciborio con colonne in rame nel 1964, collocati due grandi dipinti nel transetto, “Gesù con il giovane ricco” (1980) e “Stupore dei discepoli di Emmaus nel riconoscere Gesù” (1988) entrambi di Brioschi). Nel 1958 arriva l’organo.
Un ruolo molto importante nell’abbellire la chiesa con opere cariche di significato è stato ricoperto da Remo Brioschi, artista polivalente, scultore e pittore (autore, tra l’altro, del monumento Ai Piccoli Martiri di Gorla). A Lui si devono diverse opere presenti all’interno e, soprattutto all’esterno della chiesa.
Senza dubbio le opera più importanti sono la statua di Cristo e le altre statue dei Quattro Evangelisti (opere in bronzo, di 2 metri e mezzo d’altezza), collocate in chiesa tra il 1967 e il 1969 e poi in facciata nel 1971. Ora le statue si vedono solo da lontano. Non si può così ammirare la splendida fattura delle vesti che ricorda le impostazioni futuriste di Boccioni.
San Matteo e San Luca sono seduti. San Giovanni in piedi indica Gesù con lo sguardo,
San Marco con un gesto della mano. Altri sono dettagli purtroppo non leggibili: Matteo ha il simbolo dell’angelo e il vangelo è aperto sul versetto “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente” (Mt. 16,13). S. Giovanni ha l’aquila e la pagina di vangelo è “Io sono resurrezione e vita”. Chi crede in me vivrà in eterno” (Gv. 11,25-26). S. Marco, Leone. Pagina vangelo “Una cosa ti manca: va vendi quanto possiedi e dallo ai poveri” (Mc. 10,17-30). S. Luca, bue. Vangelo “Il cielo e la terra passeranno ma le mie parole resteranno in eterno” (Mc. 13,31). Il Cristo Risorto, con le braccia aperte, benedice e raccoglie i fedeli del quartiere.
Sempre di Brioschi sono anche i sei pannelli in bronzo del portone esterno e porte laterali
Il campanile, compresa la Croce, è alto 33 metri, costruito in cemento armato con un cappotto di mattoni rossi a vista. Le cinque campane sono in bronzo e suonano dal 1957. All’inaugurazione della chiesa non c’erano. Quando furono issate sul campanile, vennero accompagnate da una processione; ogni campana aveva un padrino e una
madrina. La prima campana, la più grossa, fu dedicata ai quattro Evangelisti, la terza campana a Cristo Re, la quarta campana alla Madonna, la seconda campana agli Angeli Custodi, la più piccola ai Santi Innocenti. Le campane sono state azionate a mano, con la corda, fino al 1973. Poi con un comando elettronico. Gli
ultimi interventi di restauro alla torre campanaria risalgono al 2002.
La parrocchia dei Santi Quattro Evangelisti è stata l’ultima parrocchia fondata dal
Cardinale Schuster. La sua prima sede provvisoria fu in viale Cermenate presso le suore Dorotee. Il parroco fondatore fu don Dante Basilico
7O ANNI DALLA POSA DELLA PRIMA PIETRA




