Editoriale del 15.03.2026



SABATO 21 MARZO, UNA PROPOSTA PER TUTTI
Sabato prossimo vi propongo una mattinata di preghiera in preparazione alla
Pasqua
. Ci ritroveremo alla chiesa dei santi Giacomo e Giovanni. L’idea è ricavare un
tempo per ciascuno di noi, in cui sostare e fare silenzio davanti a noi stessi.
A volte la vita corre veloce. Facciamo tante cose, ma rischiamo di non “esserci” totalmente nelle cose che facciamo. Come accade a Leo, protagonista di questo apologo.
LEO E LA SUA ANIMA
«Leo era una persona molto attiva: correva per andare al lavoro, mangiava velocemente per guadagnare tempo, parlava in fretta e viveva proiettato sempre al "dopo".
Leo, per fortuna, aveva un’anima, che all'inizio provava a stargli dietro. Correva, ansimava e cercava di seguirlo nelle sue mille attività. Ma la vita di Leo correva sempre più veloce.
Leo accumulava oggetti, impegni, scadenze, mentre la sua anima diventava sempre più stanca e sottile.
Un giorno Leo si fermò; benché fosse circondato da tutto ciò che desiderava, avvertiva una strana sensazione di vuoto. Si guardò intorno e poi si guardò dentro. Si chiese: "Dove sei?".
Una voce sottile, che sembrava provenire da molto lontano, gli rispose: "Sono rimasta
indietro. Ho smesso di correre tre anni fa, dopo quella cena in cui non hai assaporato il cibo, e cinque anni fa, quando non hai guardato il tramonto";
Sedutosi su una panchina, Leo capì che la vita correva più veloce dell'anima. Viveva a
mille km/h, ma la sua essenza profonda era rimasta ferma, incapace di trovare significato in tanta velocità.
Pian piano Leo cambiò: iniziò a camminare più lentamente, a guardare negli occhi le
persone e ad ascoltare il silenzio. La sua anima, alla fine, lo raggiunse. Non correvano più insieme: ora camminavano vicini, al passo giusto.»

NUTRIRE L’ANIMA, ASCOLTARE IL SILENZIO
Anche noi, come Leo, proviamo per una mattina a fermarci e a fare silenzio. Fare
silenzio non è solo smettere di parlare, non è passività, ma è un’azione, un’attività interiore: si tratta del faticoso lavoro dell’anima per cui ogni uomo cerca di abitare la propria interiorità.
Il silenzio ridà interiorità e profondità alla parola. Rende possibile la franchezza, l’audacia della parola. Parlare diviene un sentire ciò che si dice, aderirvi.
Il silenzio consente di uscire dal gap tra parola detta ma non creduta, non sentita, non
vissuta. Parlare a partire dal silenzio significa testimoniare.
Il programma di sabato 21 marzo: ritrovo ai SS. Giacomo e Giovanni h 9.45. Ore 10.00
Meditazione. Tempo di silenzio e conclusione alle 12.00 Con una preghiera insieme.
don Davide