I missionari e quel coraggio di restare sempre accanto al proprio popolo
Padre Pierre El Raii, parroco maronita di un villaggio cristiano in Libano ucciso mentre soccorreva parrocchiani feriti, non se ne era andato. Come migliaia di altri.
Padre Pierre El Raii, parroco maronita di un villaggio cristiano in Libano ucciso mentre soccorreva parrocchiani feriti, non se ne era andato. Come migliaia di altri.
Dal sito di “Vita e Pensiero” – la casa editrice dell’Università Cattolica – riprendiamo questo straordinario discorso dello scrittore Colum McCann: si rivolge ai giovani consigliando loro di essere ottimisti, perché sono la speranza: “Noi faremo grandi progressi nelle vostre mani”.
Alessandro Zaccuri, giornalista e scrittore, è direttore della Comunicazione dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Soprattutto, è un parrocchiano della Samz ed è un nostro amico.
«Cosa si risponde a quelli che vorrebbero riaprire i manicomi per impedire alle
Minneapolis prima, oggi Torino. Le città sembrano più insicure, i cittadini più soli, impauriti e disorientati. Riemerge così una vecchia ricetta, apparentemente semplice: più sicurezza in cambio di meno libertà, oppure più libertà accettando un contesto meno sicuro. Ma siamo certi non stiamo usando questo schema per evitare di affrontare un vuoto più profondo?
Il predominio della forza sulla regola di diritto (il sopruso un tempo esercitato ma negato e coperto da finzioni) oggi è prepotentemente esercitato senza veli, proclamato e rivendicato. Le analogie con il primo governo Mussolini (1922-24) sono illustrate su “Avvenire” da un articolo di Paolo Borgna, già Procuratore della Repubblica aggiunto a Torino. Andate al link:
Venerdì 16 gennaio abbiamo ospitato Fabio Pizzul, presidente dell’Ambrosianeum, che ci ha proposto una lettura di grande interesse sulla situazione politica internazionale e sulle sfide a cui è chiamata, oggi, la democrazia. Riprendiamo l’argomento proponendovi il grande discorso tenuto qualche giorno fa, nel recente Forum internazionale di Davos, dal premier canadese Mark Carney. «Siamo nel mezzo di una rottura» – ha affermato – quella «dell’ordine internazionale basato sulle regole, e costruito su norme, trattati e istituzioni come l’Onu». È tempo di prenderne atto, e di «agire insieme perché se non siedi al tavolo sei nel menu». Leggete il discorso di Carney a questo link:
«Assistere a queste morti ci pone in un confronto dirompente con il senso della vita, con le domande ultime, con quel controsenso infinito tra la forza e la vitalità proprie della giovi nezza e la morte e con quel senso di ingiustizia che è insito nello spirare degli innocenti. E allora che dire? Forse è proprio questo quello che ci tormenta: dobbiamo dire qualcosa, elaborare, commentare. Anche noi che ci annoveriamo tra i credenti vorremmo avere una risposta, una parola, un consiglio almeno. Ma quale?» Leggete il seguito dell’articolo di Cristina Vonzun sul sito della Chiesa Cattolica svizzera:
Le carceri sono un’emergenza sociale. Non riescono a rieducare i condannati come prescrive la Costituzione e anzi, spesso sono luoghi di disperazione. Sale il numero di suicidi, crescono aggressioni e violenze dietro le sbarre; tra i reclusi si diffondono disturbi psichici e dipendenze da alcol e droga. Mancano agenti ed educatori. Le giornate in cella non passano mai: niente lavoro, le attività ludiche, sportive, culturali e di istruzione sono insufficienti e quindi rabbia, dolore e solitudine aumentano, fino a far precipitare nel baratro i più vulnerabili.